Sonata in La maggiore di César Franck

di Pier Paolo Maccarrone


Nella trascrizione per violoncello e pianoforte interpretata da Pierre Fournier e Jean Fonda
La Sonata in La maggiore di César Franck è uno dei capolavori assoluti della musica da camera dell’Ottocento. Composta nel 1886 per il violinista Eugène Ysaÿe, essa rappresenta uno degli esempi più perfetti di forma ciclica, tecnica compositiva nella quale i temi ritornano trasformati nei diversi movimenti, creando una profonda unità architettonica.
La versione per violoncello nacque poco dopo grazie alla trascrizione di Jules Delsart, approvata dallo stesso Franck, e nel Novecento divenne parte integrante del grande repertorio violoncellistico.
Tra le numerose interpretazioni, quella di Pierre Fournier e Jean Fonda occupa un posto speciale. Fournier, spesso definito il “principe del violoncello”, possedeva un suono aristocratico, elegante e profondamente cantabile; qualità che sembrano ideali per la scrittura lirica e spirituale di Franck. Suo partner al pianoforte è Jean Fonda (nome artistico del figlio Jean-Pierre Fournier).

I movimento – Allegretto ben moderato
La sonata si apre in un clima di serena contemplazione.
Il pianoforte introduce un morbido tappeto armonico sul quale il violoncello espone il celebre tema principale: una melodia semplice, quasi improvvisata, che sembra nascere spontaneamente dal silenzio. Franck evita ogni gesto virtuosistico; tutto è affidato alla nobiltà del canto.
Cosa ascoltare nell’interpretazione di Fournier
La purezza dell’emissione del suono.
Il vibrato sempre controllato e mai sentimentale.
La capacità di far respirare ogni frase come una voce umana.
Il dialogo perfettamente equilibrato con il pianoforte.
Fournier non cerca effetti drammatici: costruisce invece un’atmosfera di intima poesia, quasi una confessione.

II movimento – Allegro
Il secondo tempo esplode improvvisamente.
Dalla quiete iniziale si passa a una musica impetuosa e passionale. Il pianoforte introduce una figura energica che trascina il violoncello in un vortice di tensione.
Qui emerge il lato più romantico di Franck:
contrasti dinamici violenti;
ritmi incalzanti;
ampie arcate melodiche;
improvvise zone di lirismo.

Fournier affronta questo movimento senza mai perdere eleganza.
Anche nei passaggi più drammatici:
l’intonazione rimane impeccabile;
il fraseggio conserva chiarezza;
il suono non diventa mai aggressivo.
Jean Fonda sostiene il discorso con una sonorità ampia e orchestrale, evidenziando la straordinaria ricchezza armonica della scrittura pianistica.

III movimento – Recitativo-Fantasia
Questo è probabilmente il cuore spirituale dell’opera.
Franck abbandona la forma tradizionale e costruisce una sorta di monologo interiore.
Il violoncello alterna:
declamazioni quasi operistiche;
momenti meditativi;
improvvisi slanci appassionati.
È una musica che sembra interrogarsi continuamente.
Cosa ascoltare
Qui Fournier raggiunge vertici interpretativi straordinari.
Ogni frase appare spontanea, come se fosse inventata nell’istante stesso dell’esecuzione.
Particolarmente affascinanti sono:
– i rallentandi naturali;
-:i pianissimi sospesi;
– la capacità di trasformare il violoncello in una vera voce umana.
Il dialogo con il pianoforte assume carattere quasi cameristico nel senso più profondo del termine: due musicisti che riflettono insieme.

IV movimento – Allegretto poco mosso
L’ultimo movimento è uno dei finali più originali del repertorio romantico.
Il celebre tema viene presentato in forma canonica: violoncello e pianoforte si inseguono dolcemente, come due voci che cantano la stessa melodia a distanza ravvicinata.
Franck realizza qui la sintesi dell’intera opera.
I temi dei movimenti precedenti ritornano trasformati e riconciliati in una luminosa atmosfera di serenità. La forma ciclica raggiunge il suo compimento. �

Fournier interpreta questa pagina con straordinaria naturalezza.
Non vi è alcuna enfasi retorica:
il canto procede con calma;
le frasi si intrecciano con il pianoforte;
la conclusione appare come una conquista spirituale piuttosto che un trionfo esteriore.
L’impressione finale è quella di una pace raggiunta dopo un lungo viaggio.
Perché questa registrazione è speciale
Molti violoncellisti interpretano la Sonata di Franck accentuandone il lato passionale e virtuosistico.
Pierre Fournier sceglie invece una strada diversa:
– privilegia il canto;
– ricerca la trasparenza della linea melodica;
– evita ogni sentimentalismo eccessivo;
– mette in evidenza la nobiltà della costruzione franckiana.
Il risultato è un’esecuzione che unisce:
⁴eleganza francese,
profondità spirituale,
perfezione tecnica,
equilibrio cameristico.
La registrazione rappresenta uno degli esempi più raffinati della scuola violoncellistica francese del Novecento e permette di comprendere come la Sonata di Franck, pur nata per il violino, trovi nel timbro caldo e umano del violoncello una voce sorprendentemente naturale.
Suggerimento d’ascolto: segui il tema principale esposto nel primo movimento e prova a riconoscerne le trasformazioni negli altri tre tempi. È il filo invisibile che unisce tutta la Sonata e che Franck utilizza per raccontare un unico grande viaggio emotivo, dalla contemplazione iniziale alla luminosa serenità finale.

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